Carpe diem

Dum loquimur fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. 

Mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già fuggito.
Cogli l’attimo, fiduciosa il meno possibile nel domani

Orazio

Nel Valzer per un amore l’immagine della passione che svanisce col tempo e la giovinezza è un monito lanciato dall’uomo alla donna perché non aspetti: come già aveva fatto il poeta francese del Quattrocento François Villon nel Testamento, nella Ballata all’amica: “Tempo verrà che appassire, ingiallire, / seccar farà il vostro fiore dischiuso. / Vecchio sarò; voi, brutta, scolorita; / or bevete, finché il rivo può scorrere”.
[Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, Edizioni Associate, Roma 1999, p. 81]

* * * *

In Fabrizio De Andrè   la letteratura francese ha avuto un influsso determinante nel primo periodo della sua vita e della sua produzione artistica.

Si racconta che il padre di Fabrizio, per alleviare alla moglie i dolori del parto, mise sul giradischi la Suite siciliana di Gino Marinuzzi e, mentre suonava il pezzo più celebre dell’opera, “Valzer campestre”, Fabrizio vide la luce. Anni dopo, venuto a conoscenza del fatto, De André vi aggiunse delle parole, ispirate ad un celebre sonetto di Pierre de Ronsard, “Quand vous serez bien vieille” (1578). Nacque così “Valzer per un amore”.[1][2]

Il brano, così come il sonetto di de Ronsard, è un invito all’amata al “Carpe diemoraziano, a cogliere la “bella giovinezza” finché è possibile, poiché la bellezza è effimera e destinata a spegnersi.

Faber riscrive Pierre de Ronsard (1524-1585): chi infatti non riconosce nel Valzer per un amore il celebre sonetto Quand vous serez bien vieille?

 Canta De André:

       Quando carica d’anni e di castità
       tra i ricordi e le illusioni
       del bel tempo che non ritornerà
       troverai le mie canzoni
       nel sentirle ti meraviglierai
       che qualcuno abbia lodato
       le bellezze che allor più non avrai
       e che avesti nel tempo passato.

E canta Ronsard:

       Quand vous serez bien vieille, au soir à la chandelle,
       Assise aupres du feu, devidant e filant,
       Direz, chantant mes vers, en vous esmerveillant,
       Ronsard me celebroit du temps que j’estois belle.*

Il sentimento della vita, apprezzata nei suoi valori precari della giovinezza, della bellezza e dell’amore, induce De André e induce Ronsard all’invito a godere dell’effimera primavera, delle effimere rose:

       ma tu vieni, non aspettare ancor,
       vieni adesso finché è primavera

       vivez si m’en croyez, n’attendez à demain:
       cueillez dés aujourd’hui les roses de la vie.**

* P. de Ronsard, sonetto XXIV del libro dei Sonets pour Helene (1578). Ecco la traduzione letterale dei versi citati: “Quando sarete vecchia, seduta accanto al fuoco, / a parlare e filare al lume di candela, / direte, cantando i miei versi e meravigliandovi, / Ronsard mi lodava nel tempo in cui ero bella”.

** Traduzione letterale: “Vivete, se volete darmi ascolto, non aspettate domani: / cogliete fin da adesso le rose della vita”.

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